Screening neonatale: come integrare il sequenziamento genomico massivo parallelo

Clarissa Berardo1,2, Francesca Fiumani1,3, Alessia Mauri1,2, Cristina Cereda1,2

Vol. 55, N. 218 aprile-giugno 2025

1 Unità di Screening neonatale, genomica funzionale e malattie rare, Ospedale dei Bambini “V. Buzzi”, Milano; 2 Centro di Ricerca Pediatrica “Romeo ed Enrica Invernizzi”, Dipartimento di Biomediche e Cliniche, Università di Milano; Genetica medica, Dipartimento di scienze della salute, Università di Milano

Riassunto

Lo screening neonatale rappresenta uno dei principali programmi di prevenzione di salute pubblica, finalizzato all’identificazione precoce di malattie congenite potenzialmente gravi ma trattabili, prima della comparsa dei sintomi. Il flusso operativo parte dal prelievo di una goccia di sangue su DBS (dried blood spot) nei primi giorni di vita del neonato. Si procede quindi con l’analisi biochimica di marcatori specifici in tandem massa, seguita, in caso di risultato dubbio, da un retest e da un test di seconda istanza sullo stesso campione (second-tier test 2TT) laddove possibile. I neonati con valori alterati vengono richiamati per ulteriori conferme biochimiche e analisi genetiche mirate, fino a giungere a una diagnosi definitiva, implicando costi per il sistema sanitario e stress alle famiglie.

L’introduzione di tecnologie di sequenziamento massivo parallelo, applicate come 2TT, puШ contribuire ad accelerare il percorso diagnostico e identificare direttamente i neonati affetti, soprattutto nei casi in cui i marcatori biochimici non permettano di discriminare patologie differenti. Inoltre, diversi studi stanno esplorando l’uso del genoma neonatale addirittura come primo test, e numerosi consorzi internazionali stanno lavorando in questa direzione. Tuttavia, restano ancora aperte questioni etiche, analitiche, organizzative ed economiche. Per questo motivo, un approccio integrato biochimico-genetico appare oggi il piЭ bilanciato e sostenibile per migliorare l’efficacia dello screening neonatale.

Parole chiave: screening neonatale, sequenziamento massivo parallelo, test di seconda istanza, genoma

Summary

Newborn screening represents one of the main public health prevention programs, aimed at the early identification of potentially severe but treatable congenital diseases before the onset of symptoms. The operational workflow begins with the collection of a dried blood spot (DBS) during the first days of a newborn’s life. This is followed by the biochemical analysis of specific markers via tandem mass spectrometry. In the case of a borderline result, a retest and, where possible, a second-tier test (2TT) on the same sample are performed. Newborns with abnormal values are recalled for further biochemical confirmation and targeted genetic testing, leading to a definitive diagnosis. This process can involve healthcare system costs and emotional stress for families.

The introduction of next-generation sequencing (NGS) technologies, used as a 2TT, can help accelerate the diagnostic process and directly identify positive newborns, especially in cases where biochemical markers do not allow for clear differentiation between different conditions. In addition, several studies are exploring the use of genomic screening as a first-tier test, and numerous international consortia are working in this direction. However, ethical, logistical, and economic issues remain unresolved. For this reason, an integrated biochemical-genomic approach currently appears to be the most balanced and sustainable strategy to improve the effectiveness of newborn screening.

Key words: newborn screening, next generation sequencing, second-tier test, genome