Ruolo dell’elettrocardiogramma in età neonatale per l’identificazione precoce di aritmie potenzialmente letali

Gabriele Bronzetti1, Silvia Bettelli1, Chiara Del Bono2, Aurora Ionata1, Chiara Sacchi1

 

Vol. 56, N. 222 aprile-giugno 2026

1 Unità Operativa di Cardiologia Pediatrica e dell’Età Evolutiva, Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria “Policlinico Sant’Orsola” di Bologna; 2 Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale, Dipartimento Materno Infantile, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria “Policlinico Sant’Orsola” di Bologna

 

 

Riassunto

Fino al 10% delle morti improvvise nel neonato e nel lattante sono da imputare a eventi aritmici. Aritmie neonatali significative si osservano con una frequenza stimata di circa 1 caso ogni 4000 nati vivi. In virtù di questi dati, diversi autori hanno prospettato la possibilità di ricorrere all’elettrocardiogramma come screening per la diagnosi precoce in epoca neonatale di substrati elettrici predisponenti a eventi aritmici potenzialmente fatali. Tra le condizioni a potenziale significato pro-aritmico rivestono particolare rilievo la sindrome del QT lungo (LQTS) e la pre-eccitazione ventricolare (PV), che può rappresentare il substrato per l’insorgenza di tachicardie parossistiche sopraventricolari (TPSV). La natura intermittente di tale pre-eccitazione può ridurre la sensibilità dell’ECG nell’identificazione dei substrati predisponenti a eventi aritmici. Similmente, anche la valutazione elettrocardiografica della LQTS cela insidie, in quanto l’intervallo QT può risultare falsamente allungato nelle prime giornate di vita, rendendo complesso individuare il corretto timing di esecuzione dello screening elettrocardiografico nel neonato e nel lattante. Ciononostante, il basso costo dell’esame e la rilevanza clinica complessiva delle canalopatie e delle sindromi aritmogene ereditarie – quali la sindrome di WPW, la LQTS, la sindrome del QT corto e la sindrome di Brugada – rappresentano elementi promettenti a sostegno della possibile fattibilità di uno screening elettrocardiografico in epoca neonatale. Lo stato attuale delle evidenze disponibili in letteratura suggerisce la necessità di ulteriori studi finalizzati alla valutazione del rapporto costo-beneficio.

Parole chiave: elettrocardiogramma, aritmie, pre-eccitazione, sindrome di Wolff-Parkinson-White, WPW pattern, tachicardie sopraventricolari, sindrome di Burgada, sindrome del QT lungo, screening neonatale, SIDS, cardiopatie congenite

 

Summary

Up to 10% of sudden infant deaths cases are attributable to arrhythmic events. Significant neonatal arrhythmias are estimated to occur in approximately 1 in 4,000 live births. Among conditions with potential proarrhythmic significance, Long QT Syndrome (LQTS) and ventricular pre-excitation (VP) are particularly relevant. VP may cause supraventricular tachycardia (SVT) and about 40% of SVT cases occur within the first month of life. However, the intermittent nature of pre-excitation may reduce the sensitivity of the ECG in detecting VP. Similarly, regarding LQTS, the assessment of QT interval duration is unreliable in the first days of life. Despite this limitation, the overall clinical burden of inherited channelopathies and arrhythmogenic syndromes – such as Wolff-Parkinson-White syndrome, LQTS, and Brugada syndrome – supports the consideration of neonatal ECG screening as a reasonable strategy. Further studies are needed to clearly assess the cost–benefit ratio.

Key words: electrocardiogram, arrhythmias, pre-excitation, Wolff-Parkinson-White syndrome, WPW pattern, supraventricular tachycardias, Brugada syndrome, long QT syndrome, neonatal screening, SIDS, congenital heart disease