Presentazione del Fascicolo 2-2026
Riccardo Troncone
Vol. 56, N. 222 aprile-giugno 2026

Cardiologia pediatrica
A cura di Gabriele Bronzetti
La sezione curata in questo numero di Prospettive in Pediatria da Gabriele Bronzetti, e dedicata alla Cardiologia pediatrica, propone tre interessanti articoli basati su casi raccolti in un singolo centro che hanno come denominatore comune la morte cardiaca improvvisa in età pediatrica e giovanile. Quest’ultima, pur rara (1-4/100.000 persone/anno), è devastante per le sue implicazioni umane e sociali. Le principali cause sono le cardiopatie genetiche: cardiomiopatie strutturali (ipertrofica, aritmogena) e canalopatie (sindrome del QT lungo, tachicardia ventricolare catecolaminergica, sindrome di Brugada). A queste si aggiungono condizioni a rischio specifico come la sindrome di Wolff-Parkinson-White, le cardiopatie congenite operate, il prolasso valvolare mitralico e le anomalie coronariche.
Gli articoli raccolti in questa rassegna sono dedicati a tre argomenti, lo screening elettrocardiografico neonatale, la prevenzione della morte improvvisa giovanile, l’indicazione a defibrillatori automatici domestici. Il curatore ha privilegiato uno stile di scrittura più immediato, legato alla cronaca più che al formale inquadramento nosologico. Ciò per dare forza ai tre messaggi principali: prescrivere il defibrillatore automatico domestico, formare i familiari al Basic Life Support, e, infine, non smettere di cercare nelle famiglie quello che ancora non abbiamo trovato.
Il primo articolo riprende la possibilità prospettata da alcuni autori di ricorrere all’elettrocardiogramma come screening per la diagnosi precoce in epoca neonatale di substrati elettrici predisponenti a eventi aritmici potenzialmente fatali. Tra le condizioni a potenziale significato pro-aritmico rivestono particolare rilievo la sindrome del QT lungo e la pre-eccitazione ventricolare, che può rappresentare il substrato per l’insorgenza di tachicardie parossistiche sopraventricolari. Nonostante alcuni fattori possono contribuire a rendere problematica l’interpretazione del test, il basso costo dell’esame e la rilevanza clinica complessiva delle canalopatie e delle sindromi aritmogene ereditarie, in attesa di di ulteriori studi finalizzati alla valutazione del rapporto costo-beneficio, rappresentano elementi promettenti a sostegno della possibile fattibilità di uno screening elettrocardiografico in epoca neonatale.
Il secondo articolo riguarda la stratificazione del rischio aritmico, essenziale per selezionare i pazienti da candidare all’impianto profilattico di defibrillatore in prevenzione primaria o secondaria. Per ciascuna condizione vengono illustrati i principali fattori di rischio, gli score validati e le indicazioni all’impianto di defibrillatore secondo le linee guida internazionali più recenti. L’integrazione di dati clinici, strumentali e genetici rimane la strategia ottimale per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa nel giovane.
Il terzo articolo illustra, attraverso le storie cliniche di cinque famiglie, come la diffusione della consapevolezza di rischio e delle misure di prevenzione a essa conseguenti, in primis il defibrillatore automatico esterno domestico e la formazione delle famiglie al basic life support, siano ancora drammaticamente insufficienti. Le cardiopatie elettriche ereditarie (in particolare la tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica e le sindromi da QT lungo) esemplificano una vulnerabilità familiare che troppo spesso non viene tradotta in protezione concreta. Il messaggio è semplice e universale: in ogni famiglia in cui sia già avvenuta una morte cardiaca improvvisa o sia stata diagnosticata una cardiopatia genetica, è imprescindibile estendere lo screening ai familiari, fornire un defibrillatore automatico esterno domestico e addestrare la famiglia alla rianimazione cardiopolmonare.
Immunologia pediatrica
A cura di Raffaele Badolato
La sezione dedicata in questo fascicolo alla Immunologia pediatrica è stata curata da Raffaele Badolato. Ci viene ricordato innanzitutto come, a partire dal 2005, al termine classico di immunodeficienze primitive si è affiancato quello di Errori Congeniti dell’Immunità (Inborn Errors of Immunity, ovvero IEI). Questo cambiamento di nomenclatura evidenzia un ampliamento dei quadri clinici con cui si manifestano queste condizioni. Infatti, i pazienti affetti da errori congeniti dell’immunità possono presentare non solo infezioni invasive, ma anche malattie autoimmuni, infiammazione inspiegata, atopia severa, linfoproliferazione, infezioni da patogeni selettivi.
Il primo articolo della Sezione, edito da Filippo Consonni, discute l’impatto che lo sviluppo della genetica molecolare e delle tecnologie di sequenziamento genomico registratosi negli ultimi anni ha avuto sull’approccio diagnostico a queste malattie. Vengono descritti, tra gli altri, difetti recessivi in OAS1, OAS2 e RNASEL predisponenti alla sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica associata a SARS-CoV-2 (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children, MIS-C) e ampliato il capitolo delle malattie secondarie a mutazioni genetiche che riguardano le cellule somatiche piuttosto che le cellule germinali.
Il secondo articolo, scritto da Tiziana Lorenzini, illustra un nuovo meccanismo dei difetti immunologici che si basa sulla comparsa di anticorpi anti-citochine. Si tratta di auto-anticorpi dotati di capacità neutralizzanti verso numerose citochine; gli autoanticorpi anti-citochine vengono sempre più spesso riscontrati in pazienti con manifestazioni cliniche simili a quelle osservate negli errori congeniti dell’immunità, collettivamente definite loro fenocopie. I primi autoanticorpi a venire identificati sono stati gli anticorpi anti-Interferoni di tipo I, descritti in malattie autoimmuni ma anche in soggetti con forme gravi di COVID19. Più recentemente, sono stati descritti anticorpi anti-IL-6 in soggetti con infezioni invasive da stafilococchi, anticorpi anti-IL-10 nel 3-5% dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale. e anticorpi anti-GM-CSF nei pazienti con proteinosi alveolare polmonare, una rara e grave malattia polmonare.
Infine, nell’ultimo articolo della sezione, Maffeis e collaboratori analizzano i diversi aspetti relativi all’inclusione dello screening neonatale dell’immunodeficienza combinata grave (SCID) nei programmi di screening neonatale. Dati recenti danno indicazioni inequivocabili sul ruolo dello screening neonatale della SCID nell’aumentare la sopravvivenza a seguito di trapianto di cellule staminali ematopoietiche fino al 92,5%, tracciando una strada a cui tutti i servizi sanitari dovranno fare riferimento. Inoltre, nell’articolo si mette in luce come lo screening neonatale dei bambini con SCID abbia condotto alla identificazione di numerosi casi di linfopenia severa dovuti non solo condizioni di immunodeficienza primitiva, ma anche difetti di differenziazione timica e condizioni di linfopenia T secondaria, dovute a perdita periferica di linfociti o a malformazioni neonatali complesse.
Nel loro insieme, i tre articoli descrivono il passaggio da un’immunologia pediatrica centrata sul riconoscimento tardivo dell’infezione ricorrente a una diagnostica e terapia di precisione e prevenzione.
Frontiere Giovani
A cura di Alessandro Aiuti, Raffaele Badolato, Andrea Biondi, Achille Iolascon
L’articolo edito da Roberto Paparella è risultato vincitore della edizione 2025 del Premio SIP-Pacini Editore “Nuove Prospettive dai Giovani”. Ha come oggetto la pubertà precoce centrale, fenomeno in aumento, soprattutto nel sesso femminile. L’autore sottolinea la eterogeneità di questa condizione presentando una marcata variabilità clinica che comprende forme a rapida progressione, quadri transitori e manifestazioni sovrapponibili a varianti fisiologiche. Alla base di questa eterogeneità sono emersi meccanismi genetici, epigenetici e ambientali che ne modulano l’insorgenza. Evidenze recenti indicano che la maturazione puberale dipende dall’interazione tra fattori genetici, epigenetici e ambientali. Mutazioni in geni quali MKRN3, DLK1, KISS1, KISS1R contribuiscono alla perdita del controllo inibitorio sull’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, con conseguente deregolazione dell’inibizione del GnRH. Parallelamente, diverse modificazioni epigenetiche ipotalamiche possono contribuire a un’attivazione puberale precoce. L’autore pone quindi l’attenzione sulla distinzione tra le forme progressive che richiedono trattamento dalle varianti non progressive che necessitano solo di monitoraggio. Tale modello clinico integrato consentirà di ottimizzare i benefici della terapia e minimizzare i rischi di sovradiagnosi e sovratrattamento, realizzando pienamente il paradigma della “pubertà di precisione”.
Focus
A cura di Generoso Andria
L’Intelligenza Artificiale sta già rivoluzionando il nostro lavoro, dallo sviluppo di nuovi farmaci, alla diagnosi precoce delle malattie rare, alla gestione delle patologie croniche, alla riduzione delle procedure invasive e alla prevenzione. Alcune applicazioni sono già realtà, come i modelli predittivi in terapia intensiva, o i supporti diagnostici per le immagini. I Large Language Models offrono nuove possibilità nella comunicazione medico-paziente e nel supporto decisionale. L’affidabilità degli algoritmi di Intelligenza Artificiale è fortemente dipendente dalla rappresentatività e dalla qualità dei dati usati per l’addestramento. Alberto Eugenio Tozzi in questo pregevole articolo affronta i problemi specifici delle applicazioni in pediatria, condizionate dalla carenza di dati specifici. I modelli attuali, spesso basati su dati di popolazioni adulte, risultano poco adeguati per le diverse fasi dello sviluppo infantile, caratterizzate da variabilità fisiologica e scarsità di dati clinici. Inoltre nell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale rimangono importanti questioni etiche: i bias, la responsabilità clinica, il rischio di eccessiva dipendenza dalla tecnologia e l’impatto sulla relazione medico-famiglia. Resta fondamentale mantenere la supervisione umana e garantire formazione continua ai pediatri. L’Intelligenza Artificiale rappresenta perciò un’opportunità trasformativa per la pediatria, ma le evidenze circa il suo impatto sono ancora scarse. Resta essenziale che il pediatra governi le sue criticità nelle applicazioni alla realtà clinica.
Buona lettura.
Riccardo Troncone