Autoanticorpi contro le citochine ed errori congeniti dell’immunità
Tiziana Lorenzini, Jana Pachlopnik Schmid
Vol. 56, N. 222 aprile-giugno 2026
Dipartimento di Immunologia Pediatrica, Università di Zurigo, e Centro di Ricerca Pediatrica, Ospedale Pediatrico Universitario di Zurigo

Riassunto
Gli autoanticorpi anti-citochine vengono sempre più spesso riscontrati in pazienti con manifestazioni cliniche simili a quelle osservate negli errori congeniti dell’immunità (IEI), collettivamente definite fenocopie degli IEI. Nel contempo, gli autoanticorpi anti-citochine possono anche modificare le manifestazioni cliniche nei pazienti con IEI.
Neutralizzando specifiche citochine, questi autoanticorpi aumentano la suscettibilità a distinti patogeni. In particolare, gli interferoni (IFN) di tipo I sono essenziali per l’immunità antivirale, inclusa la protezione contro il virus SARS-CoV-2 (severe acute respiratory syndrome coronavirus 2). L’IFN di tipo II è fondamentale per la difesa contro i micobatteri. L’interleuchina (IL)-17 svolge un ruolo chiave nell’immunità mucocutanea contro le specie di Candida, mentre l’IL-6 è importante per stimolare risposte infiammatorie efficaci contro i batteri. L’IL-10 è essenziale per mantenere l’omeostasi immunitaria intestinale e limitare l’infiammazione eccessiva. Le evidenze attualmente disponibili suggeriscono che, nell’uomo, l’IL-23 svolga un ruolo più rilevante rispetto all’IL-12 nella difesa dell’ospite, mentre l’IL-27 contribuisce all’immunità contro il virus di Epstein-Barr (EBV).
In alcune circostanze gli autoanticorpi anti-citochine possono esercitare effetti benefici sulla malattia. Lo sviluppo dell’autoimmunità anti-citochine è determinato da una combinazione di predisposizione genetica, ridotta tolleranza immunitaria e fattori scatenanti ambientali. Questi fattori contribuiscono alla generazione di autoanticorpi anti-citochine sia idiopatici che associati a IEI. Determinare la prevalenza, l’impatto e la rilevanza clinica di questi autoanticorpi è fondamentale per migliorare la diagnosi e orientare le strategie terapeutiche.
Parole chiave: autoanticorpi anti-citochine, errori congeniti dell’immunità, infezioni, tolleranza immunologica, modificatori del fenotipo
Summary
Anti-cytokine autoantibodies are increasingly recognized in patients with clinical manifestations resembling inborn errors of immunity (IEI), collectively referred to as phenocopies of IEI. Conversely, they can also modify the clinical manifestations of patients with IEI.
By neutralizing specific cytokines, these autoantibodies increase susceptibility to distinct pathogens. In particular, type I interferons (IFN) are essential for antiviral immunity, including protection against severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS-CoV-2). Type II IFN is critical for defense against mycobacteria. Interleukin (IL)-17 plays a key role in mucocutaneous immunity against Candida species, whereas IL-6 is important for mounting effective inflammatory responses to bacteria. IL-10 is essential for maintaining intestinal immune homeostasis and limiting excessive inflammation. IL-23 appears to play a more prominent role than IL-12 in human host defense, while recent evidence suggests that IL-27 contributes to immunity against Epstein-Barr virus (EBV).
In some circumstances anti-cytokine autoantibodies may exert disease-ameliorating effects. The development of anti-cytokine autoimmunity is driven by a combination of genetic susceptibility, impaired immune tolerance, and environmental triggers. Together, these factors contribute to the generation of both idiopathic and IEI-associated anti-cytokine autoantibodies. Determining the prevalence, burden, and clinical relevance of these autoantibodies is essential for improving diagnosis and guiding therapeutic strategies.
Key words: anti-cytokine autoantibodies, inborn errors of immunity, infections, immune tolerance, disease modifiers